Il Geo Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è stato inserito quale Geoparco della European and Global Geopark Network il 01 ottobre 2010 a Lesvos (Grecia).
L’area del Parco Nazionale Geoparco è localizzata nella parte meridionale della Regione Campania, ai confini con la Basilicata e ricade interamente nella provincia di Salerno; area protetta istituita nel 1995 in riferimento alla Legge 394/91, che rappresenta la prima area protetta italiana per estensione e la prima come popolazione, con circa 280.000 abitanti.
L’estensione e la geodiversità del territorio del Parco trovano riscontro nella varietà di ecosistemi di elevato valore ambientale, naturalistico e paesaggistico.
Tali peculiarità hanno già valso l’inserimento nel Giugno 1997, all’unanimità, del Parco nella prestigiosa rete delle Riserve della Biosfera (Programma MAB Man and Biosphere) dell’UNESCO, l’inserimento nella categoria del paesaggio in evoluzione (developing landscapes, Laserre 1999) e nel 1998 il riconoscimento quale Patrimonio Mondiale dell’Umanità, con l’inserimento del Parco tra i Siti UNESCO. Infine recentemente il Parco è stato inserito nel 2010 nella rete europrea dei Geoparchi (Aloia et alii 2010-2011). In tal senso, quindi, il Cilento costituisce un vero e proprio living landscape che, pur mantenendo un ruolo attivo nella società contemporanea, conserva i caratteri tradizionali che lo hanno generato, nell’organizzazione del territorio, nella trama dei percorsi, nella struttura delle coltivazioni e nel sistema degli insediamenti.

Geositi e gli Ambiti di paesaggio
Il territorio del Geoparco è caratterizzato da un elevato grado di valenza geologica e di geodiversità, quindi è stato importante individuare una metodologia per la selezione ed il censimento dei Geositi. Il Piano del Paesaggio rappresenta uno strumento di gestione del territorio molto efficace, in cui sono state definiti delle porzioni di territorio omogenee dal punto di vista litologico, geomorfologico, stratigrafico e idrografico, correlate con importanti e ben definiti elementi strutturali (Guida et alii, 1996). La definizione è stata integrata e qualificata con ulteriori informazioni quali, ad esempio, l’articolazione dei sistemi storico-insediativi in relazione alla morfologia del territorio, oppure la disponibilità delle risorse di un sito oppure ancora lo sviluppo di manifestazioni culturali, testimonianza della vitalità culturale del territorio. In tal modo, gli ambiti di paesaggio così definiti evidenziano come le forme di antropizzazione siano strettamente legate alla caratterizzazione fisico-morfologica del territorio.

Sono considerati ambiti di paesaggio:
  • Valle del Calore
  • Valle dell’Alento
  • Vallo di Diano ed i Monti della Maddalena
  • Monti Alburni e la Valle del Tanagro
  • Monte Cervati
  • Monte Bulgheria
  • Monte Chianello-Soprano
  • Monte Motola-Cocuzzo
  • Monte Gelbison
  • Monte Centaurino
  • Monte Stella
  • Monte Vesalo
  • Monte Forcella-Serralunga con il Fiume Bussento
  • Pisciotta
  • Roccagloriosa - Torre Orsaia

  • I Geositi
    Con il termine Geosito si indicano i beni geologico-geomorfologici di un territorio intesi quali elementi di pregio scientifico e ambientale del patrimonio paesaggistico.
    Quelle architetture naturali, o singolarità del paesaggio, che testimoniano i processi che hanno formato e modellato il nostro Pianeta.
    I Geositi sono BENI naturali non rinnovabili e rappresentano una risorsa studiata e censita come componente del paesaggio da proteggere e salvaguardare.
    Forniscono un contributo indispensabile alla comprensione scientifica della storia geologica di una regione, e rappresentano valenze di eccezionale importanza per gli aspetti paesaggistici e di richiamo culturale, didattico - ricreativi.

    I Geositi del territorio di Morigerati

    Geosito n° 119
    Sorgenti del Molino Vecchio, delle Grotte del Bussento e le Polle del Bussento
    Nella letteratura scientifica queste sorgenti sono riferite all’unità idrogeologica principale dei Monti Forcella - Salice - Coccovello (ACP). Il suo complesso assetto strutturale consente di suddividerlo in più corpi idrici secondari, separati dalla direttrice tettonica passante per Caselle in Pittari. Verso sud, il massiccio è a sua volta separabile in un settore occidentale (struttura di Morigerati) dove sono ubicate le sorgenti del Molino Vecchio, delle grotte del Bussento e le polle del Bussento presso Sicilì, ed in uno orientale (Monti Salice - Coccovello). Tale faglia può essere considerata uno spartiacque sotterraneo, cioè una barriera tra le due circolazioni idriche sotterranee. La circolazione sotterranea entro la struttura di Morigerati, in gran parte sviluppatasi in condotti carsici, è alimentata oltre che dalle piogge, dalle acque di ruscellamento superficiale provenienti sia dall’inghiottitoio “La Rupe” di Caselle in Pittari, sia dal Torrente Bussentino. Ulteriori faglie normali delimitano sul lato orientale e meridionale la struttura (fig. 4.4). Le aree ove sono presenti le emergenze possono essere raggiunte sia percorrendo il sentiero che prende avvio dall’abitato di Morigerati e scende lungo il versante in sinistra orografica del fiume Bussento, sia percorrendo il sentiero presente poco a nord dell’abitato di Sicilì che scende lungo il versante sinistro. Nella forra di Morigerati (Oasi del WWF) prendono origine due importanti gruppi sorgivi di particolare fascino: le sorgenti del Molino Vecchio e delle grotte del Bussento, e le polle sorgive della valle del Bussento. Esse si rinvengono in due settori a quote diverse e con diversi circuiti idrogeologici, condizionati da una circolazione idrica sotterranea articolata su falde interattive (Foto 4.12 - 4.13 - 4.14). Le sorgenti del Molino Vecchio e delle grotte del Bussento, alimentate esclusivamente dai canali carsici, sono ubicate a circa 150 m s.l.m.: le prime fuoriescono, in pressione, poco a monte di un vecchio Mulino, dove le acque sono convogliate ed immesse nel fiume a cascata; le seconde fuoriescono in una spettacolare grotta carsica sul fiume Bussento. Entrambe hanno una portata media complessiva di 0,5 mc/s. Invece, le polle sorgive di valle del Bussento (portata media di 1,5 mc/s) si originano a quota 79 m, nel tratto terminale della forra di Morigerati, tra la confluenza del T. Bussentino con i terreni impermeabili che tamponano la falda di base. Infine, le 15 polle sorgive, che si rinvengono lungo sponde dell’alveo in corrispondenza di fratture beanti delle calcareniti mioceniche sono alimentate dalla falda in rete di fondo molto profonda dell’acquifero carbonatico.

    Forre e grotte: ammirando la potenza della natura
    Tra le più spettacolari manifestazioni della potenza della natura rientrano le forme legate all’erosione delle rocce carbonatiche ad opera delle acque superficiali e sotterrane. Le forre e le forme carsiche ne sono l’espressione. Le prime sono legate all’approfondimento dei corsi d’acqua e sono sede di forme particolari di escavazione legate alla forza erosiva del corso d’acqua, di suggestive cascate e di affascinanti paesaggi. Le forme carsiche, legate alla dissoluzione del carbonato di calcio, sono alla base della genesi di grotte e condotti carsici. La coesistenza di entrambe le tipologie di forme rappresenta uno dei punti di forza nell’offerta didattico turistica del Geoparco (Aloia et alii 2010).

    Geosito n° 118 - 125
    Il sistema di Forre del Bussento medio-orientale (Morigerati, Casaletto Spartano e Tortorella)

    Il sistema di forre che di seguito viene descritto costituisce un complesso di geositi fluvio carsici più affascinanti, interessanti e meno conosciuti del Geoparco. In questo geosito viene osservato un particolare caso di forra, definito epigenetico. Quando le acque piovane si infiltrano nelle rocce già fratturate, determinano il lento e continuo allargamento delle diaclasi e l’inizio di una circolazione idrica sotterranea che rappresenta il primo stadio di formazione di una rete di cavità carsiche. A seguito dell’azione dissolutiva e meccanica delle acque circolanti, le fessure diventano sempre più larghe sino a raggiungere le dimensioni di pozzi e grotte con sviluppi di centinaia di metri e, talvolta, di molti chilometri, spesso attraversati da torrenti sotterranei. Si formano canali carsici di enormi dimensioni (o forre sotterranee) che, durante il lungo processo di dissoluzione dei calcari, si assottigliano nella volta sommitale fino al definitivo crollo e la conseguente venuta a giorno della forra che prima era sotterranea (vecchio canale carsico). Un classico esempio di questo tipo di forra è quella del Bussento presso Morigerati (fig. 4.9). La forra del Bussento (unico fiume dell’ltalia peninsulare con percorso in parte sotterraneo per circa 4 Km) è incassata lungo il versante occidentale del Monte le Chiappe e ubicata ai piedi del ripiano morfologico su cui sorge l’abitato di Morigerati ed è raggiungibile scendendo lungo il sentiero 901 che ha inizio dall’abitato di Morigerati stesso. Essa è interamente impostata nei calcari (ACP) e si estende verso la forra del Bussentino (geosito 125) per una lunghezza di circa 3000 metri (Foto 4.19 - 4.20). In particolare, in sinistra orografica affiorano con discreta continuità i termini cretacei, mentre in destra orografica, ma nei tratti più meridionali, gli stessi termini cretacei vengono ribassati da una serie di faglie normali ad andamento est-ovest esponendo in corrispondenza dell’alveo i calcari detritici paleogenico-miocenici. I versanti della forra sono sub-verticali con un dislivello medio di 70 m tra la sommità ed il fondovalle. La forra si presenta con andamento rettilineo a testimonianza di un controllo tettonico dell’area, peraltro evidenziata nei rilevamenti con una faglia che segue lo stesso andamento. Le pareti fortemente ravvicinate costringono l’acqua a scorrere incassata, determinando una forte corrente e, spesso, rapide vorticose difficili da superare. Le quote delle pareti della forra sono correlabili con quelle della cavità ivi presente (grotta del Bussento) caratterizzata, nei pressi dell’imbocco (Foto 4.21- 4.22), da una morfologia inforrata in basso che, verso l’alto, tende ad ampliarsi. Pertanto il contesto geomorfologico strutturale appena descritto ne giustifica la formazione, avvenuta per crollo o collasso di un antico canale carsico. Un’ulteriore enfasi al ruolo dei processi carsici nell’evoluzione della rete idrografica del Fiume Bussento è stata data da D’Elia et alii (1987), che sottolineano le relazioni con il Rio della Bacuta, suo possibile affluente. Immediatamente a sud dell’abitato di Caselle in Pittari, infatti, è presente una forma idrovora, definita come paleo-inghiottitoio del Fiume Bussento, che rappresenterebbe l’originario recapito delle acque del sistema Bussento-Bacuta. Attualmente questa cavità, riempita da depositi pluvio-colluviali per uno spessore di circa 30 m, non è più attiva, ed il sistema drenante di superficie nel tratto a nord, ha subito un’evidente inversione della direzione del deflusso a seguito della cattura del Bussento da parte dell’inghiottitoio della Rupe. Tale cattura potrebbe essere stata favorita da un’occlusione del paleo-canale, fenomeno considerato anche per altre forre epigenetiche (Ouimet et alii, 2008) ed imputato a frane o a sovralluvionamento. Questa ipotesi sembra trovare conferma dalle periodiche occlusioni per cause naturali ed antropiche, che si verificano frequentemente nell’attuale corso con notevoli squilibri nella riattivazione dei condotti di deflusso sotterranei. Invece, come evidenziato da Iaccarino et alii (1988), la presenza a sud della forra di una fascia di depositi terrigeni, con funzioni di tamponamento, ha favorito la concentrazione dei recapiti delle acque sotterranee verso l’asse vallivo, che emergono, per limite indefinito della falda carsica, in corrispondenza della sorgente di Molino Vecchio e della risorgenza della grotta del Bussento. Altre restituzioni carsiche sono presenti a valle della grotta, nel tratto non praticabile della forra. La parte est della forra del Bussentino è collegata all’anticlinale carbonatica di Tortorella e la valle di Casaletto (foto 4.23). Alla fine della valle è ubicata l’Oasi del Capello, con la sorgente del Capello e la cascata dei Capelli di Venere (foto 4.24). Nella parte superiore ad est del sistema carsico del fiume Bussento, invece, troviamo la forra del torrente Casaletto.
    Fonti bibliografiche:
    Testi ed immagini sono estratti, per gentile concessione, dal libro
    I Geositi: la voce della natura del Geoparco
    a cura di:
    Dott. Aniello Aloia e Dott. Domenico Guida